Grande distribuzione in città? Sì, con format adeguati

Grande distribuzione in città? Sì, con format adeguati

Nel dibattito sull’opportunità di aprire i centri urbani alla grande distribuzione non viene mai approfondita la questione dei “format”. Chi infatti, come Confesercenti, sostiene l’opportunità di valutare anche l’opzione della grande distribuzione per aumentare l’attrattività della aree urbane, non intende affatto fare riferimento al grande scatolone “chiuso” del centro commerciale extraurbano a tutti tristemente ben noto (Auchan, Panorama, Valecenter per esempio) : questo è un formato che  fa a pugni con l’idea stessa di città.

Il centro commerciale a “misura urbana”

Ci riferiamo invece a formati “aperti” in grado di interagire con il quartiere e lo spazio pubblico circostante dove il nuovo flusso di persone sarebbe una risorsa anche per i negozi di vicinato. L’esperienza, soprattutto estera, dimostra che questi nuovi formati di grande distribuzione “a misura urbana” esistono ed un esempio innovativo in tal senso, arriva da Amburgo dove il “colosso” del mobile Ikea – che da noi in Italia continua a proporre mega-centri –  ha progettato per la città tedesca un punto vendita in un area di recupero di dimensioni più contenute (con una capacità di clienti del 30% circa in meno rispetto ai tradizionali dello scatolone giallo blu) dotato di grandi vetrine al piano terra per l’esposizione della merce.

Clienti – Consumatori nel raggio di tre chilometri

Chi avesse paura del traffico indotto, vista la particolare logistica che rappresenta la caratteristica principale di Ikea, può tranquillizzarsi perchè, in questo caso, il colosso del mobile non si rivolge agli automobilisti ma ai potenziali 150.000 clienti che risiedono in un raggio di tre chilometri ai quali Ikea mette gratuitamente  a disposizione le “cargo bike” per portare a casa gli acquisti. Si tratta ovviamente di un esperimento che è tuttavia perfettamente in linea con i tentativi di altre catene commerciali (da Tesco a Carrefour) di realizzare formati di dimensioni minori e compatibili con i centri città. Naturalmente la municipalità tedesca ci ha messo del suo mettendo a disposizione,  di propria iniziativa, un sito dismesso abbandonato da oltre sei anni. E perchè qui a Mestre non dovrebbe essere possibile? Questa nuova prospettiva implica però una collaborazione pubblico-privato che da noi, ad oggi, è inedita e richiede un atteggiamento attivo delle amministrazioni locali.

di Michele Lacchin Vicedirettore Confesercenti Venezia

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