Commercio a Venezia durante la pandemia: 25% i negozi chiusi

Commercio a Venezia durante la pandemia: 25% i negozi chiusi

Un impatto devastante quello della pandemia sulle attività commerciali di Venezia. Grazie alla collaborazione con l’Università Iuav di Venezia, l’indagine restituisce un quadro di almeno 790 negozi chiusi nel 2021, il 25% di quelli censiti. E il dato assume una connotazione più significativa se correlato a quello del 2020, quando gli esercenti con le serrande abbassate si attestavano sul 5% del totale.

Questi i risultati del LABORATORIO DI ANALISI URBANA E TERRITORIALE, coordinato dalla prof.ssa Laura Fregolent, e presentati da Confesercenti Metropolitana Venezia Rovigo nel corso di una conferenza stampa.

“Il commercio è la lente d’ingrandimento per cogliere e analizzare le trasformazioni delle nostre città. I dati che emergono dalle mappature che periodicamente facciamo o, che in questo caso sono state divulgate da un istituto universitario, debbono essere il punto di partenza di politiche ed interventi che l’amministrazione metterà in campo. E’ questo il valore delle indagini, essere il punto di partenza per strategie politiche a sostegno delle città e delle loro rete commerciale ed economica” hanno spiegato Alvise Canniello ed Emiliano Biraku per Confesercenti.

Cristina Giussani, Presidente Confesercenti Metropolitana Venezia Rovigo, ha ricordato che proprio con lo stop dei turisti a causa del Covid, le attività commerciali che hanno resistito e che oggi sono ancora aperte, sono quelle che forniscono prodotti e servizi alla comunità della città e che, dunque, non si sono schiacciate sulla monocultura turistica.

Area di San Marco

Il dato si fa ancora più impietoso se si guarda alla sola zona di San Marco, dove, secondo lo studio, 232 negozi hanno continuato a prestare i propri servizi, 55 sono stati abbandonati e 89 hanno deciso volontariamente di tenere chiuso. La spiegazione c’è: «Aprire i negozi in una zona in cui circolano quasi esclusivamente turisti, – ha ricordato Fregolent – quando turisti ce ne sono pochi, comporta oneri insostenibili per gestori e proprietari».

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