Campagna “Liberaladomenica”: avanti tutta!

Campagna “Liberaladomenica”: avanti tutta!

Riprende a pieno ritmo la campagna “Liberaladomenica”  che vede impegnata Confesercenti contro le aperture domenicali e festive visto che la Camera ha approvato la proposta di legge CHE NON CAMBIA NULLA: ovvero sei giornate di chiusura obbligatoria  che non risolvono le problematiche segnalate dalle Piccole Medie Imprese. Inoltre, i 6 giorni di chiusura non saranno contemporanei per tutti, ma affidati alla scelta di ogni singola azienda commerciale. In questo modo, la Camera ha sbattuto la porta in faccia ai 650mila imprenditori commerciali che ancora mantengono vive le nostre città, e che hanno sostenuto la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata da Confesercenti. Imprenditori che attendevano, dal Parlamento, una proposta ben diversa.

“Innanzitutto queste liberalizzazioni del commercio non ce le chiede l’Europa visto che il regime di deregulation attualmente vigente in Italia non ha riscontri in Europa – dichiara Maurizio Franceschi, Direttore Confesercenti Veneto, a margine della conferenza stampa tenutasi a Padova per rilanciare l’impegno dell’Associazione -La liberalizzazione degli orari inoltre, si è rivelata inefficace sui consumi. Se alla base dell’intervento di deregulation c’è l’idea che, aumentando le occasioni di acquisto, i consumatori compreranno di più, ci si aspettava una ripresa dei consumi che non c’è stata”.

Nessun aumento per l’occupazione e meno concorrenza

La liberalizzazione degli orari è anche inefficace sull’occupazione. I dati Istat sugli occupati nel commercio all’ingrosso e al dettaglio parlano chiaro: dal 2012 il settore interrompe il trend positivo, ed inizia a perdere posti di lavoro, come occupazione dipendente oltre al dramma della chiusura di decine di migliaia di imprese. Il crollo dei consumi e la distorsione della concorrenza nata a seguito della deregulation hanno impresso una netta accelerazione all’emorragia di piccole e medie imprese del commercio. La concentrazione dei consumi nei weekend ha infatti favorito la grande distribuzione, contribuendo all’aumento dell’erosione  di quote di mercato del piccolo dettaglio. La concorrenza, quindi, diminuisce.Uno degli obiettivi fondamentali della liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura delle attività commerciali era garantire una maggiore concorrenza delle imprese. Di fatto, però, si è ottenuto il risultato opposto, favorendo la sola Grande distribuzione organizzata.

“Si può stare chiusi quando si vuole”: falsità

Se si vuole star chiusi si può, è vero, ma il prezzo è fin troppo spesso, la chiusura finale dell’attività. Difficilmente un piccolo esercizio commerciale può sostenere i costi di un’apertura continua. L’impatto della liberalizzazione, oneroso per tutti gli operatori della distribuzione, è tuttavia meglio assorbibile dalle grandi aziende, che dispongono di indubbie maggiori potenzialità finanziarie e di risorse umane per affrontare nel medio-lungo periodo queste trasformazioni rispetto alle piccole e micro imprese. Una differenza di impatto che rappresenta una discriminazione significativa tra le diverse componenti del sistema distributivo.

Referendum in Veneto

Come contentino, è stato proposto un fondo di sostegno al commercio di vicinato. Fondo molto esiguo: se consideriamo solo il 40% circa delle 470mila micro-imprese commerciali italiane con due dipendenti o meno (i negozi familiari) che sono attualmente in attivo, il fondo basterebbe a garantire appena 16 euro l’anno per ogni impresa. Una scelta che ha trovato in disaccordo anche i Consigli regionali di VENETO, ABRUZZO, MOLISE E LOMBARDIA che hanno richiesto l’indizione di un referendum abrogativo per cancellare l’attuale norma sugli orari.

1 Commento

  1. sarebbe un sogno se finalmente i negozi fossero chiusi alla domenica e feste varie! Ognuno ha diritto alla vita con la famiglia! Speriamo di farcela!

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