Basta con le condizioni capestro sui buoni pasto  

Basta con le condizioni capestro sui buoni pasto   

Scatta la protesta contro la decisione di molte società che emettono buoni pasti di aumentar, dal prossimo settembre,  la loro percentuale di guadagno a scapito dei già risicati margini di baristi e ristoratori.

Le aziende che distribuiscono i ticket da tempo si contendono infatti il mercato delle commesse a colpi di ribassi, ma non hanno alcuna intenzione di pagarne il costo. Ecco quindi scattare gli ennesimi  aumenti a carico dei gestori dei locali che, in questi anni, hanno già visto lievitare  le trattenute sui buoni fino a raggiungere il 12%. Ciò significa che su un buono di 5,29 euro se ne incassano solo 4,50 (iva inclusa) che vengono oltrettutto liquidati dopo qualche mese.

 “Confesercenti si batte da tempo contro un sistema che scarica tutti i costi della competizione sull’ultimo anello della catena, il più debole, ovvero gli esercenti di bar e ristoranti che non hanno alcuna possibilità di contrattazione – afferma Michele Lacchin segretario Provinciale della Fiepet – In tempi di crisi i nostri operatori non possono rinunciare all’entrata dei buoni e sono letteralmente  presi per il collo”.  “E’ evidente – continua Lacchin – ” che in questo caso i meccanismi della concorrenza al ribasso non favoriscono i consumatori. La differenza tra valore nominale del ticket è il suo valore reale aumenta e si traduce inevitabilmente in una riduzione della qualità del servizio sostitutivo di mensa. E’ quindi uno di quei casi in cui è urgente un intervento legislativo che risolva le distorsioni del mercato”.

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