Clima di fiducia in leggero aumento: 175 euro la spesa pro capite per il Natale 2021

Clima di fiducia in leggero aumento: 175 euro la spesa pro capite per il Natale 2021

Natale resta sempre Natale e dicembre si conferma il mese più importante dell’anno per i consumi.Nonostante oltre il 35% dei consumatori approfitti ormai delle promozioni anticipate del Black November e un altro 20% attenda pazientemente i saldi di gennaio, il 65% dei nostri concittadini sceglie comunque di sottoporsi al tradizionale stress del regalo natalizio nelle ultime settimane prima della festa.

La Metodologia

L’indagine è stata svolta tra il 6 e il 9 dicembre a Mestre ed è stata condotta con questionario somministrato da ns. personale (face to face) con metodologia PAPI. Ha riguardato un campione casuale semplice (senza ripetizione) di 224 persone maggiorenni (il 38 % uomini, il 62 % donne).

“In quest’ultimo scorcio dell’anno non possiamo non registrare il calo del clima di fiducia delle famiglie – ha introdotto Maurizio Franceschi, nel corso della conferenza stampa – La nuova ondata pandemica, la forte ripresa dell’inflazione e i rincari delle bollette rischiano di ridurre la quota di tredicesima tradizionalmente destinata alla spesa per i regali di Natale che quest’anno si confermerà intorno ai 175 euro pro capite sostanzialmente in linea con lo scorso anno e ben al di sotto rispetto al 2019 (-15%)”.

IL PESO DELLA TREDICESMA

L’aggregato complessivo delle 13me erogate a percettori di retribuzioni da lavoro dipendente e di pensioni non è un dato misurato da statistiche ufficiali, bensì il risultato di un procedimento di stima che può condurre a valutazioni difformi in funzione dei criteri di calcolo utilizzati.

“Nel veneziano lo stipendio lordo annuo risulta in media pari a 29.956 euroannui, corrispondente a poco più di 1.600 euro mensili netti.Considerato il numero di occupati dipendenti (Istat) di circa 302.000 unità ed il numero di pensioni erogate pari a 241.000 (Inps), si può calcolare un ammontare netto delle tredicesime sia pari a oltre 701 milioni di euroha dichiarato Michele Lacchin dell’Ufficio Studi Confesercenti.

Il leggerissimo aumento di questo ammontare rispetto al 2020 è tuttavia in parte compromesso dall’aumento dei costi dell’energia che influiranno sul livello delle spese obbligate sostenute con le tredicesime mensilità. Si tratta ovviamente di stime che non considerano improvvisi deterioramenti del quadro pandemico.

IL CLIMA DI FIDUCIA IN LEGGERA RISALITA

Si respira voglia di “normalità” dopo il crollo del 2020.

La prima parte dell’anno ha visto infatti l’aumento dei consumi delle famiglie, ed un parziale recupero rispetto ai difficili mesi del lockdown e delle prime due ondate.

Il clima di fiducia delle famiglie si è però lentamente deteriorato dopo l’estate.

Anche se il nuovo scenario non ha ancora intaccato orientamenti e propensioni delle famiglie, il suo protrarsi non potrà non incidere sulle scelte di consumo e sulle spese di dicembre.

Il calo della fiducia dei consumatori è correlato, in buona parte, al riaccendersi della pandemia, ma anche all’improvvisa fiammata inflazionistica che sta colpendo, in prevalenza e almeno per adesso, quei beni e servizi a cui le famiglie non possono rinunciare, cioè i cosiddetti consumi obbligati.

Le famiglie, dunque, mantengono un atteggiamento ispirato alla prudenza. Solo il 18% intravede un anno di “rilancio” e la percentuale di intervistati che ritiene che gli italiani ridurranno ulteriormente le spese si attesta attorno al 42%.

Di contro abbiamo un’indicazione di consumi stabili 26,8% ed una previsione di maggiore disponibilità al consumo del 25%.

Le preoccupazioni degli intervistati si concentrano sulla situazione della pandemia (35,7%), ma evidenziano anche attenzione ai temi del lavoro (quasi 18%) e dell’economia: i rincari delle bollette e dei generi di consumo sono fonte di ansia per il 14,3%.

Anche se il macrosettore economia e lavoro interessa oltre il 62% degli intervistati, è significativo il numero di coloro che si propongono di non farsi rovinare le feste natalizie da eccessive preoccupazioni (da 6,67% a 11,76%).

IL NATALE E’ ANCHE UNA FESTA COMMERCIALE

Il Natale, ancora di più con le limitazioni imposte dal Covid, rimane una festa da passare in famiglia (55,36%).

Nonostante il suggerimento (poi rientrato) della commissione europea di evitare nelle comunicazioni interne il riferimento al Natale (e forse anche in conseguenza di questo) permane diffuso il riconoscimento dall’importanza religiosa della ricorrenza (26,8%).

Non è possibile evitare che, di fronte agli stimoli che ci introducono con prepotenza nell’atmosfera natalizia, sia comunque consistente la percentuale di chi vede nel Natale una pura occasione commerciale (14,3%).

TREDICESIMA

Se escludiamo il 12,5% del campione, che non riceve la tredicesima, la mensilità aggiuntiva andrà destinata per il 23,2 % alle spese obbligate e per il 28,5% al risparmio.

Resta intorno al 27% la percentuale di coloro che impiegheranno la maggior parte della tredicesima per i regali natalizi.

La spesa per regali continua a concentrarsi nella fascia tra i 100 e i 200 euro pro capite e, nonostante sia in leggero aumento rispetto al 2020, resta ancora inferiore a quella del 2019.

L’ansia generata dalla pandemia si traduce infatti in una spesa prudente.

I primi segni di questo atteggiamento conservativo, improntato alla parsimonia e all’oculatezza, sono evidenti nelle dichiarazioni sulle intenzioni d’acquisto per le prossime settimane

Il 28,6% della tredicesima sarà destinata al risparmio e il 23,2% alle spese obbligate

Una buona percentuale (26,8%) rimane comunque orientata a celebrare i festeggiamenti e non rinunciare allo scambio di doni (soprattutto giovani).

La media pro capite, del tutto indicativa, (che nel 2019 si aggirava intorno tra 200 euro) è di circa 175 euro.

Per il 46,4% si tratta di una cifra uguale o superiore a quella dell’anno passato.

Anche tra questi rimane comunque alta la motivazione economica e la tendenza a ricercare gli sconti del periodo.

Il 14,3% dichiara che quest’anno non comprerà nessun regalo.

Diminuisce in genere la spesa di beni discrezionali e le limitazioni degli incontri sociali e degli spostamenti influiscono sulla spesa per viaggi (21,4%) e per pranzi e cene (10,7%) e sui prodotti alimentari a questi destinati ( 23,21%).

In questo 2021 gli acquisti di Natale si concentrano su giocattoli, libri e abbigliamento (prevalentemente accessori) e soprattutto su prodotti enogastronomici ancora tra i preferiti.

Di rilievo le spese destinate alla cura della persona che da qualche anno crescono progressivamente e che hanno ricevuto un ulteriore spinta dopo la pandemia.

Gli articoli tecnologici e gli elettrodomestici appaiono fortemente condizionati dalla vicinanza con il Cyber Monday e il Black Fiday che spingono prevalentemente su questo genere d’acquisti e sempre più li collegano alle spese natalizie.

I NEGOZI ANCORA LA DESTINAZIONE PREFERITA

Durante il picco iniziale di COVID-19, l’uso degli ordini online e pick up instore è dipeso soprattutto da motivazioni di sicurezza, con la finalità di diminuire le visite in negozio, riducendo conseguentemente gli affollamenti.

La percezione di sicurezza ha visto un lieve deterioramento negli ultimi mesi, ma i valori non si discostano troppo dal periodo di tranquillità estiva.

C’è quindi un ritorno alle attività routinarie e alle visite in negozio, anche se rimane comunque la tendenza a cercare soluzioni che consentano maggiore comodità e flessibilità.

Oltre l’80% degli intervistati ha dichiarato di considerare i negozi fisici (centri commerciali, negozi di vicinato e mercatini) come la principale meta per lo shopping natalizio, a fronte di un 10,7% che predilige l’online.

I negozi tradizionali del centro e i mercatini mantengono il primo posto come format di punta (42,8%), a poca distanza dai centri commerciali (39,3%).

Nello specifico, lo shopping nei negozi del centro è considerato migliore per le categorie di prodotto più discrezionali che richiedono maggiore attenzione nella selezione e anche un servizio di consulenza.

Nei mercatini si cerca la dimensione del contatto diretto, la riscoperta della vita di comunità, penalizzata durante la pandemia.

Quanto al centro commerciale, mentre in epoca pre-Covid l’aspetto fondamentale per motivare lo shopping erano relativo all’entertainment, ora si tende invece prediligerlo per la convenienza e l’efficienza nell’acquisto.

Il modello di business basato sulla standardizzazione, la replicabilità infinita e il grande traffico è ormai totalmente superato e segna, da tempo, la profonda crisi degli shopping center.

A Mestre tuttavia, dove le grandi strutture sorgono in prossimità del centro urbano e sono facilmente accessibili, il format si è dimostrato più resiliente che altrove, anche se le realtà più datate soffrono concorrenza diretta  dei nuovi competitor o di quei centri che hanno saputo modificare le proprie strategie con piani di radicale ridefinizione e ristrutturazione.

Quasi la metà degli intervistati (48,2%) gli sceglie per unire il relax all’aria aperta con la possibilità di fare acquisti di curiosità e sfuggire alle solite offerte nell’acquisto dei regali.

Tra quanti frequenteranno i mercatini la maggioranza spenderà in prodotti enogastronomici che rappresentano l’acquisto più gettonato, anche se molti scelgono decori natalizi, prodotti per la casa, oggetti artigianali.

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