Per la Confesercenti l’aver sterilizzato le clausole di salvaguardia da 23 miliardi di euro e’ un segno positivo ma non basta. Serve un piano di crescita per imprese che hanno bisogno di formazione, soprattutto nel mondo digitale, semplificazione, regole fiscali certe e maggior accesso al credito.

Questi gli impegni di Confesercenti, impegnata anche sulla questione “lotteria degli scontrini”, che il Governo intende avviare per gennaio 2020: un obiettivo che rischia di diventare una corsa contro il tempo e l’ennesima ingente ‘una tantum’ da versare a breve per le attività commerciali.

Difficilmente la lotteria degli scontrini potrà partire a gennaio come previsto: in questo momento, in Italia, non c’è un solo registratore di cassa abilitato. L’Agenzia delle Entrate non ha ancora comunicato le specifiche tecniche necessarie e serve dunque più tempo per aggiornare o sostituire gli apparecchi in dotazione alla rete commerciale. Un’operazione di grandi dimensioni che costerà alle imprese diversi mesi ed interventi per almeno 600 milioni di euro. Per permettere ai clienti di partecipare all’estrazione degli scontrini, è necessario infatti un sistema che trasmetta telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati del singolo acquisto. Una funzione che non è attualmente disponibile nemmeno per i registratori di cassa aggiornati quest’anno, in vista dell’invio telematico dei corrispettivi, il cosiddetto ‘scontrino elettronico’, anch’esso in partenza per gennaio 2020.

Gli esercenti dovranno quindi o comprare un nuovo registratore di cassa telematico, o aggiornare il dispositivo in loro possesso, anche se nuovo. Rimane poi aperta la questione dell’adeguamento hardware nelle forme di un dispositivo di acquisizione ottica – come quello delle farmacie – visto che è impensabile prevedere l’inserimento manuale del codice fiscale, soprattutto per le attività con un volume sostanzioso di scontrini come, ad esempio, un bar.

Ma non è solo questo il problema

”Associare la moneta elettronica alla lotta all’evasione, non va bene. È un messaggio fuorviante. Negli ultimi 6 anni il volume dei pagamenti con carte di debito è cresciuto del 57%, arrivando a 33 miliardi di euro. Siamo il Paese che in Europa ha anche il più alto numero di Pos installati”. Lo ha detto il presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, nel corso della sua relazione in occasione dell’assemblea annuale, aggiungendo che “se poi il Cash Back dovesse essere riconosciuto solo per determinati settori di attività, allora si darebbe proprio agli imprenditori di questi stessi settori una patente di potenziali evasori. Questo non lo possiamo accettare. Il Cash Back deve essere garantito erga omnes”.

“L’evasione la si combatte con web tax e con il collegamento fra banche dati, che oggi non comunicano – ha sottolineato De Luise– Amazon, Google, Instagram, Facebook, Twitter hanno versato in Italia 14,3 milioni di imposta nell’ultimo anno. Lo 0,01% del totale versato dalle società nel nostro Paese. Nel 2017 Facebook ha pagato 120.000 euro di tasse: quanto un nostro albergo di medie dimensioni“.

Per Confesercenti, la lotta all’evasione non può prendere di mira una categoria. Ciò che è stato scritto sui commercianti è altamente offensivo. In Italia ci sono centinaia di migliaia di imprenditori onesti che garantiscono occupazione e danno impulso all’economia nonostante le difficoltà. La piaga dell’evasione nel nostro Paese è purtroppo cosa nota, e riguarda tutto il mondo del lavoro. Indicare come capro espiatorio alla pubblica opinione le sole imprese del commercio è una generalizzazione accusatoria che chi governa non dovrebbe mai pronunciare.