Decreto Rilancio: cancellazione Irap

Decreto Rilancio: cancellazione Irap

Nella notte tra il 18 e 19 maggio il Presidente della Repubblica ha firmato il Decreto Rilancio che così, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri e la bollinatura della Ragioneria dello Stato è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entra immediatamente in vigore.

Tra le norme del decreto ci sono la proroga di ammortizzatori sociali con altre 9 settimane di cassa integrazione, aiuti a fondo perduto per le piccole aziende, il bonus per le partite Iva, lo stop alla prima rata dell’Irap per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato, il reddito di emergenza, l’ecobonus al 110 per cento ed una vastissima serie di altre misure elencate in 266 articoli.

Data la vastità delle novità annunciate abbiamo deciso di approfondire le misure più importanti in singoli articoli che pubblicheremo qui nel sito internet.

DECRETO RILANCIO: CANCELLAZIONE IRAP

Tra le misure di sostegno previste dal Decreto Rilancio è inserita la cancellazione del saldo IRAP 2019 e del primo acconto 2020.

La prima stesura della disposizione, in teoria abbastanza semplice, ha tuttavia creato dubbi ed incertezze.

In particolare, non era certo che il taglio dell’acconto fosse definitivo. Una modifica del testo del decreto, prima della pubblicazione in GU, ha tuttavia chiarito che si tratta di una effettiva riduzione dell’imposta e che non ci sarà alcun aumento del versamento a saldo.

Il contribuente calcolerà quindi il saldo ritenendo “virtualmente” versato l’acconto (calcolato sull’imposta versata nel 2019).

Resta il dubbio se gli acconti vadano calcolati con il metodo previsionale o quello “storico”, anche se e quasi certo che si farà riferimento a quest’ultimo.

In questo modo tuttavia i soggetti non obbligati al versamento degli acconti (perché hanno avuto imponibili pari a zero o si sono costituiti nel corso del 2019) non avranno alcun risparmio fiscale.  

Questo effetto distorsivo si verifica anche per la cancellazione del saldo 2019 perché in questo caso sono i soggetti obbligati agli acconti ad ottenere un risparmio fiscale percentualmente inferiore (che dipende ovviamente dall’entità degli stessi e quindi dall’imponibile 2018).  

E’ stato inoltre notato che un’azienda che ha avuto una minore imposta nel 2019 rispetto al 2018 e ha versato più del dovuto in acconto, non conseguirebbe alcun vantaggio fiscale dalla cancellazione del saldo 2019.

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