Decreto Rilancio: bonus su locazioni e affitti

Decreto Rilancio: bonus su locazioni e affitti

Nella notte tra il 18 e 19 maggio il Presidente della Repubblica ha firmato il Decreto Rilancio che così, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri e la bollinatura della Ragioneria dello Stato è stato finalmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entra immediatamente in vigore.

Tra le norme del decreto ci sono la proroga di ammortizzatori sociali con altre 9 settimane di cassa integrazione, aiuti a fondo perduto per le piccole aziende, il bonus per le partite Iva, lo stop alla prima rata dell’Irap per tutte le imprese fino a 250 milioni di fatturato, il reddito di emergenza, l’ecobonus al 110 per cento ed una vastissima serie di altre misure elencate in 266 articoli.

Data la vastità delle novità annunciate abbiamo deciso di approfondire le misure più importanti in singoli articoli che pubblicheremo qui nel sito internet.

Decreto Rilancio: bonus su locazioni e affitti

Il nuovo bonus previsto dal Decreto Rilancio si applica a tutti gli immobili ad uso non abitativo per i mesi di marzo, aprile e maggio (per le attività ricettive solo stagionali per i mesi di aprile, maggio e giugno).

Non solo quindi agli immobili rientranti nella categoria catastale C1, come previsto dal decreto Cura Italia.

Inoltre -oltre al 60% in caso di contratto di locazione –viene previsto un credito di imposta pari al 30% in caso di affitto di azienda e servizi a prestazioni complesse  comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo.

Alle strutture alberghiere il credito di imposta (del 30 o 60%) spetta indipendentemente dal fatturato registrato e dal volume d’affari.

Risulta pertanto più estesa la platea dei beneficiari e si allargano le possibilità di utilizzo poiché credito di imposta oltre che in compensazione con F24 potrà essere utilizzato anche nella dichiarazione dei redditi.  

Si potrà anche optare per la cessione del credito ad altri soggetti.

Si potrà, ad esempio, cedere il credito al locatore in cambio di uno sconto sul canone da pagare che dovrà essere pari all’ammontare del credito ceduto.

Ricordiamo che – con l’eccezione già ricordata degli alberghi – hanno diritto al credito d’imposta le imprese o i professionisti con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro e che -con riferimento a ciascuno dei mesi di aprile, maggio e giugno del 2020-  abbiano subito una diminuzione del volume d’affari pari ad almeno il 50% rispetto allo stesso mese del 2019.

 

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