DEF: Pil, mai così male dalla Seconda Guerra Mondiale

DEF: Pil, mai così male dalla Seconda Guerra Mondiale

Lo scenario indicato dalle bozze del DEF è terrificante: se confermata, la flessione prevista del Pil è la peggiore dalla Seconda guerra mondiale ad oggi. Come allora, servirà una fase di ricostruzione, che deve partire da un maggior sostegno alle imprese. Così Confesercenti Nazionale in una nota.

Una caduta dell’8,1% non ha precedenti in tempi di pace e, a dire il vero, neanche in alcuni anni di guerra. Nemmeno durante tutti i singoli anni della Prima guerra mondiale e, durante la Seconda guerra, fino a tutto il 1941, si è mai raggiunta una flessione del prodotto interno lordo di quella prevista per il 2020. Solo tra il 1942 ed il 1945, durante l’apice del conflitto mondiale, la nostra economia ha fatto peggio.

Raggiungerebbe il 7,2% la caduta dei consumi delle famiglie, equivalenti a una perdita, a prezzi costanti, di circa 75 miliardi di euro. Vorrebbe dire tornare al di sotto dei livelli di spesa del 2013, nel pieno della grande crisi finanziaria internazionale. Drammatiche sono anche le ricadute attese per il lavoro: 490mila occupati in meno vuol dire cancellare tutti i guadagni di occupazione successivi al 2016.

Lo scenario presuppone inoltre che gli interventi messi in campo per il sostegno dell’economia siano operativi ed efficienti e che non vi siano ritardi di erogazione. Tutte eventualità che non possono darsi per certe, anzi: le misure messe in campo fino ad ora hanno stentato a decollare. I meccanismi del credito sono ancora farraginosi, e alcune imprese vivono il paradosso del non poter prendere prestiti, ma dover addirittura pagare alla banca il mancato utilizzo del POS. La proposta Patuanelli per gli affitti è positiva, ma arriva in zona Cesarini e deve essere retroattiva.

“Bisogna fare di più, e in fretta. Oltre al sostegno ai ceti deboli, l’obiettivo in questa fase deve essere quello di proteggere la struttura produttiva, per limitare la diffusione dei mancati pagamenti e l’insorgere di una nuova fase di aumento delle insolvenze, ponendo le basi della ricostruzione. Le politiche devono concentrarsi sugli indennizzi ai mancati ricavi e sul funzionamento del sistema del credito, per dare velocemente alle imprese tutta la liquidità di cui hanno bisogno. Allo stesso tempo, è necessario sostenere la ripartenza: la gestione dell’economia della separazione richiede investimenti, anche ingenti, che le imprese non possono sostenere da sole”.

 

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